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Santorso preromana: nuovi dati archeologici per la definizione dell'antico insediamento Stampa
Tratto dal libro "Maggio a Santorso duemilasette"
di Mariolina Gamba (Funzionario archeologo della Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto)

si ringrazia la Soprintendenza per la collaborazione.

Nel giugno del 2006, a seguito della segnalazione da parte del locale gruppo archeologico dell'Alto Vicentino, della presenza di strati archeologici nell'area di via del Grumo destinata al progetto di ampliamento del locale plesso scolastico G. B. Cipani, la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto, in accordo con il generoso contributo del Comune di Santorso, ha avviato un intervento archeologico volto alla definizione del rischio archeologico nell'area del previsto cantiere per non intaccare così, danneggiandole, eventuali strutture antiche in situ.
L'importanza archeologica dell'area circostante la scuola, nella località denominata “Grumo”, ai piedi del versante sud-occidentale del Monte Summano, prospiciente la pianura, risultava infatti nota fin dalla fine degli anni Settanta e gli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso. Allora una serie di lavori di sbancamento edilizio riportarono alla luce materiali archeologici purtroppo privi di contesto stratigrafico, solo in parte correlabili a lacerti di strutture abitative di tipo seminterrato, con muri a secco, pavimenti in argilla e resti di travi carbonizzate, riconducibili a tipologie insediative della seconda età del ferro (con un excursus cronologico dal Val II sec.a.C.).
Veduta generale dell'area dell'intervento
Fig. 1. Santorso, loc. Grumo: veduta generale dell'area dell'intervento archeologico a nord del plesso scolastico "G.B. Cipani".

L'ipotesi dell'esistenza di un nucleo insediativo stbile è stata poi confermata da una serie di saggi stratigrafici, effettuati a partire dagli anni Novanta dall'allora Soprintendenza Archeologica in occasione dell'edificazione di impianti sportivi e dell'approntamento di una pista ciclabile, che hanno testimoniato lembi conservati di antiche strutture abitative della medesima epoca. Si trattava di un settore dell'antico insediamento da quello venuto nel frattempo alla luce nella vicina area denominata PEEP, corrispondente al pendio orientale del “Grumo”.Le numerose campagne di scavo archeologico condotte dalla stessa Soprintendenza hanno posto in luce una serie di edifici seminterrati con funzione residenziale ed artigianale, appartenenti ad un esteso nucleo abitativo della seconda età del ferro, che si sviluppava, in modo pressoché ininterrotto dall'attuale strada provinciale sino e poco oltre la latitudine dell'area del plesso scolastico. I numerosi e significativi materiali rinvenuti, ora conservati presso il Museo Archeologico dell'Alto Vicentino a Santorso, testimoniano una pluralità di influssi culturali tra cui sono evidenti una componente patavina, una retica ed una lessineo-vicentina a documentare il ruolo importante dell'antica Santorso, ubicata a valle di un importante bacino minerario con collegamenti con l'area retico-trentina, e transito di importanti vie armentarie dalla pianura patavina e vicentina all'Altopiano di Asiago.
Fotopiano del saggio D nel settore Sud
Fig. 2. Santorso, loc. Grumo: fotopiano del saggio D nel settore Sud dello scavo.

Il recente intervento archeologico nell'estate del 2006, attraverso l'acquisizione di nuovi dati, ha contribuito pertanto non solo a definire l'importanza dell'estensione dell'antico abitato protostorico di Santorso, ma anche a ribadirne l'appartenenza ad una medesima pianificazione dalle analoghe modalità insediative. L'intervento archeologico è stato condotto in due zone distinte, denominate rispettivamente nord e sud, ed ha portato all'esposizione nell'area a sud, fino alla quota prevista dal cantiere, dell'antica superficie archeologica. L'analisi di quest'ultima, correlata ai dati rilevati in sei finestre stratigrafiche nel settore a nord, ha permesso di ottenere una sequenza relativa alle principali stratificazioni archeologiche presenti. Partendo dall'asporto controllato delle numerose intrusioni dovute a buche e fosse di età moderna, ad attività agrarie di età rinascimentale e medioevale, e proseguendo con lo scavo di fosse e scarichi di età tardoromana si è portata alla luce, in corrispondenza della quota di approfondimento prevista dalle opere in cantiere, un'ampia superficie archeologica con evidenti tracce di attività di spoglio e di ristrutturazioni murarie riconducibili a strutture databili dall'età di romanizzazione con un excursus cronologico tra il II e il I secolo a.C. E l'età romana. Dallo scavo dei riempimenti e dei depositi derivanti dal crollo delle strutture stesse e dai riempimenti dell'ingombro degli stessi vani in seguito ad attività agrarie medievali e moderne, secondo dinamiche già rilevate in altri scavi precedenti, si sono riportate alla luce una serie di strutture, costituite da vani connessi e delimitati da allineamenti murari, con piani pavimentali e di calpestio e con tracce di focolari. L'insieme di queste evidenze ha fornito il quadro di una estesa sequenza di unità stratigrafiche il cui ordinamento cronologico ha permesso di restituire la trama evolutiva dell'antica dinamica insediativa: dai diversi momenti dell'evoluzione costruttiva dell'abitato del periodo di romanizzazione alle successive fasi di destinazione prevalentemente agraria dell'area. All'interno delle cinque fasi principali che contraddistinguono la sequenza stratigrafica individuata: età del ferro-romanizzazione, età romana, età medievale, età rinascimentale-moderna ed età contemporanea, la maggior parte delle informazioni, per quanto riguarda le epoche più antiche provengono dall'area sud, scavata in modo estensivo e restituita tramite fotografia zenitale, e dalla correlazione dei dati stratigrafici qui evidenziati con quelli delle sei finestre stratigrafiche operate nel settore a nord dell'area.

Il settore sud
Nel settore meridionale dell'area sottoposta alle indagini, più prossima all'esistente edificio scolastico da ampliare, le strutture più antiche, indicate come “fase azzurra” nel diagramma stratigrafico (fig. 3) sono genericamente databili alla fine della seconda età del ferro (II – I sec.a.C.). L'evidenza più antica è costituita da un vano presumibilmente abitativo, con un piano pavimentale (US 65) costituito da una stesura di limo-sabbioso con detrito calcareo, delimitato da una struttura muraria ad angolo (US 93 con orientamento E-O e US 94 con orientamento N-S), costituita da blocchi calcarei di media pezzatura (pluridecimetrica) legati da una matrice limosa, in parte crollati (US 92).
Diagramma stratigrafico del settore Sud
Fig. 3. Santorso, loc. Grumo: diagramma stratigrafico del settore Sud dello scavo.

Dopo un periodo di abbandono, nella depressione interna del vano viene riportata intenzionalmente una colmatura di detrito calcareo minuto dall'andamento tabulare in funzione del ripristino e di una nuova destinazione dello spazio corrispondente. Una nuova struttura plurivano viene edificata con l'impiego di blocchi calcarei e basaltici di pezzatura più piccola della precedente, delimitata a ovest da un muro (US 26) con andamento N-S cui si lega a N un muro con orientamento E-O (US 43) a delimitare dei vani di cui si sono individuati i piani pavimentali con i loro rifacimenti (US 42, US 41, US 40, US 35, US 64 e US 50). Sul piano pavimentale del vano a N del muro E-O (US 43) è stata in parte riportata alla luce una infrastruttura semicircolare (US 30), costituita da una lente di limo scottato, presumibilmente da identificare come il residuo di una piastra di focolare; mentre sul pavimento (US 64) del vano a sud dello stesso muro si è riconosciuto un piano che, per la presenza di un sottofondo preparatorio costituito da frammenti ceramici posti con ordine orizzontale frammisti a brecciola calcarea, coperto da una stesura di argilla arrossata (US 63), è stata interpretata come un focolare, sulla cui superficie si è conservata la piastra ridotta ed indurita (US 62) dell'azione del fuoco. Anche in questo caso, in seguito al crollo della struttura viene eseguita, al di sopra dello strato generato dal disfacimento degli alzati (US 34), una colmatura di detrito calcareo (US 74) per regolarizzare la depressione creatasi nello spazio precedentemente adibito a vano. In un momento successivo della stessa fase si assiste al ripristino della struttura, con il reimpiego del muro (US 26) a ovest e la messa in opera di un nuovo elevato murario (US 15), con orientamento N-S a delimitarne il lato orientale, viene approntato un piano pavimentale in detrito calcareo minuto con matrice argillosa (US 60).
Diagramma stratigrafico del settore Nord
Fig. 4. santorso, loc. Grumo: diagramma stratigrafico del settore Nord dello scavo

Dopo una fase di abbandono alla fine dell'età del ferro, in cui gli edifici si deteriorano ed in parte crollano, con gli inizi dell'età romana, identificata nel diagramma stratigrafico con il colore verde )fig. 3), si assiste ad un ripristino dell'area con uno spianamento delle strutture murarie precedenti (US 5c), cui segue la costruzione di nuovi apparati murari (US 96, US 97, US 98) che per lo più mantengono lo stesso orientamento delle precedenti su cui vengono ad appoggiarsi (rispettivamente US 26, US 43, US 15). Tali nuove strutture si presentano costruite con blocchi calcarei di media pezzatura con intelaiatura di pali lignei, di cui sono stati identificati gli incassi di forma circolare. Il rinvenimento di concentrazioni di carboni rinvenute all'intero delle buche stesse di sostegno dei pali dell'alzato lascia intuire una distruzione a causa di un incendio. Dalla presenza e dall'orientamento N-S dei tre muri relativi a questa fase si può ipotizzare l'esistenza di una struttura abitativa a più vani, almeno tre con sviluppo a nord, a est e a ovest, aperta a sud, sul davanti, su una zona adibita a cortile. In seguito all'abbandono, al crollo e al successivo spianamento delle strutture (US 5B), muta la destinazione dell'area che diviene tutta ortiva (US 5A), arricchita di alberi di cui rimangono le evidenze delle fosse di piantumazione, e dotata di infrastrutture quali una fossa per lo scarico di rifiuti organici e strutture lignee su pali di cui rimane traccia.

Età medievale
Alle attività agrarie di età medievale, sono riconducibili alcuni interventi nell'area in cui l'evidenza più macroscopica è la costruzione, a nord del settore indagato, di un terrazzamento agrario, delimitato a sud da una massicciata in pietrame calcareo e basaltico (US 8 e US 14) con orientamento E-O, in parte collassata (US 38), con una fronte meridionale che si imposta su un gradino generatosi sui resti delle precedenti strutture di età romana (fig. 5). Tale struttura è posta a regimare i due distinti settori di pendio locali: più erto e sottoposto a continui apporti colluviali quello a nord, con minore pendenza, più esteso e maggiormente stabilizzato quello a sud.

Il settore nord
In questo settore mediamente più elevato del precedente, è stata identificata un'unica sequenza stratigrafica, correlando tutti i dati rilevati tramite l'apertura di sei saggi di scavo. Al di sotto delle superfici agrarie ricavate dai depositi derivati dall'abbandono di epoca romana, sono conservate estese e continue superfici terrazzate, da connettere al tessuto insediativo degli edifici seminterrati dell'età del ferro-romanizzazione di cui rimangono resti di strutture murarie, piani pavimentali e focolari.
I resti delle prime stratificazioni archeologiche di età romana (US 46 e US 78) sono stati rinvenuti ad una profondità media di ~ 50cm e sono costituiti da strati che per le loro caratteristiche sono da ricondurre ad una destinazione ortiva dell'area, di cui si è conservata la parte superficiale, asportata invece nel settore meridionale dagli interventi di età medie vale.
Procedendo verso est, in entrambi i settori di scavo, le strutture murarie riferibili ad edifici dell'età di romanizzazione ed i loro antichi riempimenti interni, subivano un abbassamento fino quasi a scomparire sotto le coperture argillose originate dal ristagno di acqua presente in età moderna nella depressione corrispondente all'estremità orientale dell'area.
In conclusione tale intervento archeologico ha contribuito a restituire nel modo più fedele possibile, e al contempo più completo, le sequenze stratigrafiche e l'articolazione crono-strutturale delle evidenze archeologiche presenti nell'area in previsione di un loro interramento e di una loro conservazione, destinati ad indagini future. Si viene quindi a prefigurare un'ampia area di interesse archeologico in quanto, conservando parte dei resti delle antiche strutture abitative e produttive, consente la restituzione dell'estensione e della consistenza dell'antica Santorso preromana, con evidenze di continuità abitativa di tipo rurale fino all'epoca romana.
Veduta dello scavo
Fig. 5. Santorso, loc. Grumo: sulla destra è visibile la massicciata di età medievale
in diretta sovrapposizione sui resti delle unità abitative in degrado di età tardo-romana.